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Allevamento a mano di nidiacei di psittacidi.
Autore: Giuseppe Scopino, Antonella Conte. Foto: Leandro di Gaeta

Il motivo per cui noi possiamo allevare un nidiaceo a mano sono molteplici:
- Rifiuto da parte dei genitori;
- Morte di entrambi, o di uno dei due genitori;
- A scopo commerciale, per la maggiore richiesta sul mercato di soggetti più docili;
- Per favorire la sopravvivenza di soggetti malati e/o deboli.

La mia prima esperienza è stata con un nidiaceo di calopsitta, che purtroppo essendo l'ultimo di una numerosa nidiata non solo era il più piccolo, ma era anche molto debole e sarebbe andato incontro a morte sicura se non fossi intervenuto prelevandolo dal nido e decidendo di allevarlo a mano. Alla prima esperienza, ovviamente, non disponendo dell'attrezzatura idonea, ebbi qualche difficoltà e dovetti utilizzare una piccola incubatrice come camera calda. Purtroppo la temperatura non era quella ideale in quanto era fissa sui 37 gradi e invece il nidiaceo aveva bisogno di una diminuzione graduale della temperatura man mano che cresceva. Mi procurai del mangime formulato proprio per l'allevamento a mano, una siringa ed un sondino per somministrare l'alimento e iniziai con molto entusiasmo. Nonostante i dubbi, le preoccupazioni, sono riuscito a crescere il piccolo fino al completo svezzamento.
Da questa piccola esperienza è nata una grande passione; mi sono attrezzato, mi sono documentato e in questo articolo voglio dare dei consigli a chi, come me, potrebbe trovarsi di fronte a un caso simile.

Come iniziare:
Innanzitutto bisogna scegliere una stanza dove allocare una camera calda, disponibile in commercio, e bisogna rispettare le norme igieniche in quanto la prima fase è molto delicata, perché il sistema immunitario del nidiaceo non è ancora ben sviluppato e potrebbe essere vittima di infezioni. I nidiacei devono essere posti in un contenitore di plastica o in una semplice tazza di dimensioni adeguate a quelle del volatile e sul fondo deve essere posto un tovagliolo di carta che deve essere cambiato per mantenere sempre pulito il nidiaceo [foto]. Porre il nidiaceo nel contenitore è fondamentale perché evita l'insorgenza di lesioni o deformità agli arti. La temperatura all'interno della camera calda deve essere di 33-34 gradi nei primi giorni dopo la nascita poi deve progressivamente diminuire fino a 20-22 gradi a fine svezzamento, quando il soggetto sarà completamente coperto dalle piume. L'umidità deve essere del 50% e la ventilazione non eccessiva altrimenti si ha disidratazione del piccolo.

Alimentazione:
E' preferibile utilizzare alimenti specifici, reperibili in commercio, in quanto bilanciati e formulati in maniera tale da soddisfare i fabbisogni del nidiaceo. L'alimento si presenta sotto forma di polvere [foto] che deve essere diluita con acqua tiepida [foto], è meglio evitare l'acqua di fontana in quanto potrebbe essere contaminata da germi. L'alimento deve essere somministrato ad una temperatura non superiore ai 40-42 gradi altrimenti potremmo determinare un ustione del gozzo. Il numero di somministrazioni giornaliere deve essere di 9-10 nei primi giorni, ridurre progressivamente fino a 2-3 quando i soggetti sono quasi completamente coperti dalle piume. Le tecniche di somministrazione sono molteplici, ma quella migliore, a mio avviso, si basa sull'utilizzo di una siringa alla quale si può raccordare, per i soggetti più piccoli e nei primi gg di vita, un sondino, va benissimo un semplice catetere endovenoso di circa18 G. Con una mano, tra due dita, teniamo la testa del nidiaceo, con l'altra teniamo la siringa e facciamo in modo da inserire il sondino in bocca [foto] e il nidiaceo risponderà con delle deglutizioni ripetute e in questo modo daremo l'alimento. Il sondino, in realtà, potrebbe essere inserito anche direttamente nel gozzo ma potremmo incorrere nel rischio di mandarlo in trachea anziché in esofago e determinare la morte del soggetto per soffocamento, o l'insorgenza di una bronco polmonite ab ingestis che nella maggior parte dei casi esita nella morte del nidiaceo. Inserire il sondino direttamente nel gozzo può essere utile quando il soggetto rifiuta l'alimento e quindi bisogna effettuare un alimentazione forzata. Per quanto riguarda la quantità dell'alimento possiamo regolarci tenendo presente il fatto che ad ogni pasto il gozzo del soggetto deve riempirsi completamente [foto] e che almeno una volta al giorno è necessario che si svuoti completamente , questo dopo l'ultimo pasto. Quando il nidiaceo sarà coperto quasi completamente dalle piume sarà ora di iniziare a svezzarlo mettendogli a disposizione semi e frutta.

 

 

 
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