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Il
motivo per cui noi possiamo allevare un nidiaceo a mano sono
molteplici:
- Rifiuto da parte dei genitori;
- Morte di entrambi, o di uno dei due genitori;
- A scopo commerciale, per la maggiore richiesta sul mercato
di soggetti più docili;
- Per favorire la sopravvivenza di soggetti malati e/o deboli.
La
mia prima esperienza è stata con un nidiaceo di calopsitta,
che purtroppo essendo l'ultimo di una numerosa nidiata non solo
era il più piccolo, ma era anche molto debole e sarebbe
andato incontro a morte sicura se non fossi intervenuto prelevandolo
dal nido e decidendo di allevarlo a mano. Alla prima esperienza,
ovviamente, non disponendo dell'attrezzatura idonea, ebbi qualche
difficoltà e dovetti utilizzare una piccola incubatrice
come camera calda. Purtroppo la temperatura non era quella ideale
in quanto era fissa sui 37 gradi e invece il nidiaceo aveva
bisogno di una diminuzione graduale della temperatura man mano
che cresceva. Mi procurai del mangime formulato proprio per
l'allevamento a mano, una siringa ed un sondino per somministrare
l'alimento e iniziai con molto entusiasmo. Nonostante i dubbi,
le preoccupazioni, sono riuscito a crescere il piccolo fino
al completo svezzamento.
Da questa piccola esperienza è nata una grande passione;
mi sono attrezzato, mi sono documentato e in questo articolo
voglio dare dei consigli a chi, come me, potrebbe trovarsi di
fronte a un caso simile.
Come
iniziare:
Innanzitutto bisogna scegliere una stanza dove allocare una
camera calda, disponibile in commercio, e bisogna rispettare
le norme igieniche in quanto la prima fase è molto delicata,
perché il sistema immunitario del nidiaceo non è
ancora ben sviluppato e potrebbe essere vittima di infezioni.
I nidiacei devono essere posti in un contenitore di plastica
o in una semplice tazza di dimensioni adeguate a quelle del
volatile e sul fondo deve essere posto un tovagliolo di carta
che deve essere cambiato per mantenere sempre pulito il nidiaceo
.
Porre il nidiaceo nel contenitore è fondamentale perché
evita l'insorgenza di lesioni o deformità agli arti.
La temperatura all'interno della camera calda deve essere di
33-34 gradi nei primi giorni dopo la nascita poi deve progressivamente
diminuire fino a 20-22 gradi a fine svezzamento, quando il soggetto
sarà completamente coperto dalle piume. L'umidità
deve essere del 50% e la ventilazione non eccessiva altrimenti
si ha disidratazione del piccolo.
Alimentazione:
E' preferibile utilizzare alimenti specifici, reperibili in
commercio, in quanto bilanciati e formulati in maniera tale
da soddisfare i fabbisogni del nidiaceo. L'alimento si presenta
sotto forma di polvere
che deve essere diluita con acqua tiepida ,
è meglio evitare l'acqua di fontana in quanto potrebbe
essere contaminata da germi. L'alimento deve essere somministrato
ad una temperatura non superiore ai 40-42 gradi altrimenti potremmo
determinare un ustione del gozzo. Il numero di somministrazioni
giornaliere deve essere di 9-10 nei primi giorni, ridurre progressivamente
fino a 2-3 quando i soggetti sono quasi completamente coperti
dalle piume. Le tecniche di somministrazione sono molteplici,
ma quella migliore, a mio avviso, si basa sull'utilizzo di una
siringa alla quale si può raccordare, per i soggetti
più piccoli e nei primi gg di vita, un sondino, va benissimo
un semplice catetere endovenoso di circa18 G. Con una mano,
tra due dita, teniamo la testa del nidiaceo, con l'altra teniamo
la siringa e facciamo in modo da inserire il sondino in bocca
e il nidiaceo risponderà con delle deglutizioni ripetute
e in questo modo daremo l'alimento. Il sondino, in realtà,
potrebbe essere inserito anche direttamente nel gozzo ma potremmo
incorrere nel rischio di mandarlo in trachea anziché
in esofago e determinare la morte del soggetto per soffocamento,
o l'insorgenza di una bronco polmonite ab ingestis che nella
maggior parte dei casi esita nella morte del nidiaceo. Inserire
il sondino direttamente nel gozzo può essere utile quando
il soggetto rifiuta l'alimento e quindi bisogna effettuare un
alimentazione forzata. Per quanto riguarda la quantità
dell'alimento possiamo regolarci tenendo presente il fatto che
ad ogni pasto il gozzo del soggetto deve riempirsi completamente
e che almeno una volta al giorno è necessario che si
svuoti completamente , questo dopo l'ultimo pasto. Quando il
nidiaceo sarà coperto quasi completamente dalle piume
sarà ora di iniziare a svezzarlo mettendogli a disposizione
semi e frutta.
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